
Cari ragazzi,
nel nostro Paese il 2026 si è purtroppo aperto con la tragedia di Crans-Montana.
Come stride l’augurio di buon anno che tutti ci siamo scambiati allo scoccare della mezzanotte con quel che è accaduto poco dopo nella località vallesana: da una parte il desiderio di bene, di cose belle, di amicizie vecchie e nuove; dall’altra il dolore e la morte che sembrano negare la speranza con cui abbiamo iniziato il nuovo anno.
Eppure, dentro al mistero di ciò che è accaduto, di fronte all’imprevedibile, nel mezzo delle cose tremende, si è insinuato un modo di essere uomini e donne che resiste alla tentazione della disperazione: penso agli atti eroici di diversi, alla solidarietà tra i Cantoni (che ci ricorda uno dei fattori fondanti del nostro Paese), al desiderio di ognuno di poter essere in qualche modo utile, o di potersi stringere a chi è nel dolore.
Tutto questo non risolve, non può rimettere le cose a posto, ma ci ricorda di che pasta siamo fatti: vogliamo la vita e non la morte e ci accorgiamo perciò che abbiamo bisogno degli altri, e che abbiamo bisogno di un aiuto per guardare le cose brutte senza disperarci, così da poter godere anche quelle belle senza superficialità.
Possiamo allora intuire cosa sia il mistero del Natale, il mistero di Dio che si fa uomo per condividere le nostre gioie e i nostri dolori.
Di fronte alla tragedia di Crans-Montana, più che la domanda “perché?” vale la certezza che Dio era là accanto a quei ragazzi e che ora sta abbracciando, misteriosamente ma realmente, le loro famiglie e i loro amici. Anche noi possiamo partecipare a questo abbraccio nella preghiera, unendoci al nostro Amministratore Apostolico mons. De Raemy.
Questi pensieri non sono per appesantirci la vita: al contrario! Sono per vivere in modo consapevole e pieno quello che ci tocca di dover fare, in vacanza come alla ripresa della scuola.
Ciao,
Alberto Moccetti