La donazione

La donazione (22 Marzo 1956)

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“Ma un giorno, una signora fiamminga – Germaine Kaeyerts de Hochschild, venuta nel Ticino in cerca di sole, scoprì la bellezza di Lucino, ne acquistò la vasta tenuta trasformandola secondo il suo fine gusto e rendendola così ancora più accogliente e bella. (…) Fu durante quel suo soggiorno nel Ticino che la signora conobbe il nostro amato Vescovo e, a poco a poco, tutte le opere diocesane (…). Conobbe in tal modo anche l’opera del nostro Seminario che fra tutte è quella che più sta a cuore al Vescovo. (…) La signora, con uno dei suoi impulsi generosi, offrì al Vescovo la sua bella casa che aveva appena terminato di arredare, perchè ne facesse il Seminario dei piccoli. Così, improvvisamente, quando nessuno se l’aspettava, il bel sogno del nostro Vescovo si faceva realtà e la Villa di Lucino si trasformò nel Collegio Pio XII.” (Tratto da “Vita Femminile”, 1 Luglio 1958)

Germaine de Hochschild (9 XI 1893 – 8 II 1962)
riposa nella tenuta di Lucino

Non è atto di un giorno questo nostro dir grazie: sarà sentimento di sempre. Come nell’incantevole natura di Lucino il verde dei cipressi non muore mai, così in noi il senso della riconoscenza non morrà.” (Tratto dalla Cronistoria del Collegio Pio XII – anno 1958)

LA SIGNORA DI LUCINO – racconto
Dalla finestra della nostra classe lo sguardo vaga trascinandosi dietro la mente, l’attenzione e la concentrazione. La voce del professore si allontana cedendo il posto ad altre… D’altri tempi.In questo parco che circonda la scuola passeggiava la nobildonna che ha fatto dono della sua dimora alla Diocesi. È una storia che ci hanno sempre ripetuto e che riguarda una signora sicuramente piena di ricchezze, forse semplicemente generosa e lieta, forse molto sola e senza eredi. Ora è qui che la vedo passeggiare tra i suoi bei fiori. La vedo soffermarsi alla vecchia fontana al centro del giardino tra i viottoli di ghiaia. La vedo raccogliere, tra le mani rugose unite in modo da formare una coppa, un po’ di quell’acqua fresca che scorre senza sosta, proprio come il tempo. Perché quella è la fonte dell’eterna giovinezza, quella che in molti hanno cercato, quella per la quale in tanti si sono dannati e hanno consacrato la propria vita. L’hanno cercata ovunque nel mondo, nei secoli, nelle fiabe… Ma solo lei la possiede, scorre nel suo giardino eppure lei non la beve… Sorride, la guarda e la lascia scorrere tra le dita, ma non la beve. Perché? Scendo di corsa le scale, attraverso l’atrio e la raggiungo: “Perché? Perché? Non bevi l’acqua dell’eterna giovinezza?” le domando mentre tento di capire. “Rimarrai per sempre viva e bella, rimarrai giovane e forte, rimarrai qui fra le cose che ami, sotto questo cielo azzurro, tra i colori della primavera!” Ma lei scuote la testa e mi sorride dolce e buona. È vecchia, piccola e sottile, dai capelli radi e bianchi come la rugosa e delicata pelle; ha un abito semplice, ma che su di lei pare elegante; sembra così antica eppure moderna, senza tempo. “Sei un fantasma?” chiedo. Fa cenno di sì con la testa poi mi mette una mano sul braccio come a volermi rassicurare. È dolce come una nonna, regale come una principessa e io so che però se ne andrà via. Tornerà da dove è venuta, dentro la sua tomba, perché la sua storia è finita. Lei fa segno di no, non è così! La sua storia non è finita, perché la sua storia siamo noi che studiamo nella sua casa e corriamo tra i suoi viali, noi con le nostre risate e i nostri casini, i nostri sogni, le nostre fatiche e i nostri progetti. Lei torna sempre, ma solo per controllare e sorridere incontrando quelli che durante le lezioni perdono il filo e trovano un sogno. “Nina non distrarti! Quando ti deciderai a diventare adulta?” “Non lo so… Cioè, eccomi ‘sore, mi scusi.” Guardo verso il giardino, ma ora è deserto, Lei non c’è più.      Virginia, alunna di 1aB del Liceo Diocesano (A.S. 2006-07)

La tenuta di Lucino prima della donazione…

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…e i successivi ampliamenti.

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